«In questa meditazione ho conosciuto l'amore eccessivo del mio Gesù … che prega l'eterno Padre per le sue care creature … per vederle tutte salve. Oh amore veramente divino! Oh carità troppo grande!... Mi propongo di volermi dedicare tutta alla carità con il mio prossimo. Tutto quello che mi ha dato: vita, occhi, lingua, mani, piedi, abilità... lo impiegherò per giovare ai miei fratelli. Mi ricorderò in specie i peccatori, i poveri, gli ignoranti e la gioventù. Rendetemi industriosa nel cercare ogni mezzo per giovare al mio prossimo e io non mi risparmierò pur di portare sollievo ad alcuno».

                                   (Scr III, 98.100.235)

Bartolomea Capitanio era figlia primogenita di Modesto e di Caterina Canossi di Lovere, un paese che si distende sulla costa del lago d'Iseo.

Adolescente, interpreta nel sorteggio della pagliuzza più lunga, proposto in una ricreazione, la chiamata alla santità e risponde con una decisione audace: «Voglio farmi santa, gran santa, presto santa». Trascorre quattro anni nell'educandato delle Clarisse per completare gli studi e altri due come educatrice. Si inserisce nell'attività parrocchiale, sostenuta dal suo direttore spirituale don Angelo Bosio e dal parroco don Rusticiano Barboglio.

Bartolomea coltiva intensi rapporti di amicizia con le giovani dei paesi vicini, che incoraggia nelle iniziative di bene e mentre opera a vantaggio dei prossimi, si innamora sempre più di quella «benedetta carità che Gesù Cristo ha esercitato nel corso della sua vita fino a morire per la nostra salvezza e sulla quale medita a lungo nella sua preghiera». Gradualmente, attraverso ispirazioni e la constatazione dei bisogni del paese, comprende di essere chiamata a fondare un istituto che abbia «per scopo le opere di misericordia». Incomincia a scriverne il progetto il 26 aprile 1831, lasciandosi ispirare dalla “carità ardentissima di Gesù Redentore” per proporne l'imitazione alle figlie del suo istituto, al quale dà inizio il 21 novembre 1832 con la sua prima compagna Caterina Gerosa.

Nel giugno del 1833 firmano insieme l'atto costitutivo della società con tanta fiducia nella Provvidenza, poiché Bartolomea è gravemente malata e Caterina si ritiene inadeguata a continuare l'opera. Un mese dopo, il 26 luglio, la fondatrice muore e l'Istituto passa nelle mani della compagna come una preziosa ma impegnativa eredità.

Papa Pio XII le proclama sante insieme il 18 maggio del 1950.

Memoria liturgica il 26 luglio.

La comunità religiosa, risparmiata alla soppressione, anzi potenziata con qualche energia più giovane, mantiene la collaborazione al ministero pastorale della parrocchia Duomo, l’insegnamento della religione cattolica nella “scuola dell’Infanzia Maria Bambina” e in quella di Camolli, il ministero straordinario dell’Eucaristia, la visita agli anziani e ammalati, l’accoglienza di poveri che ogni giorno bussano alla porta per un piatto caldo, la catechesi, la formazione di giovani e famiglie. Ma la comunità sta crescendo soprattutto nella gioiosa consapevolezza di aver donato la propria vita al Signore e che la vita consacrata ha valore apostolico per se stessa, al di là dei servizi che svolge, in quanto è segno e richiamo del primato di Dio in un contesto sociale che rischia ogni giorno di perderne le tracce. L’abitazione, situata in Piazza Duomo, rende visibile la presenza semplice ed accogliente della comunità, una comunità capace di essere ciò che è: lievito che fa fermentare tutta la pasta .......

Suore di Carità delle sante B. Capitanio e V. Gerosa

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Data inizio conteggio 02/07/2018
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